Il pensiero moderno nasce dal fallimento della rappresentazione, come dalla perdita delle identità e dalla scoperta di tutte le forze che agiscono sotto la rappresentazione dell’identico.
Gilles Deleuze, Differenza e ripetizione, 1968.

Ogni riproduzione della stessa immagine infatti si afferma come ripetizione e nel suo ripetersi genera una differenza e afferma la sua esistenza di “altro” rispetto ad un originale. Rimettendo insieme frammenti del passato e riflessione odierna l’artista chiude un cerchio il cui inizio è da ritrovare nei suoi esordi: nella fotografia, nell’attenzione ai concetti di riproduzione e ripetizione, nell’uso ossessivo della fotocopia (da sempre parte del suo ragionare). Il percorso in mostra infatti – oltre ad esporre “Differenza e Ripetizione” - offre piccole finestre di osservazione su tale passato, esponendo lavori con e sulle fotocopie, fotografie, video e libri. Reale vuole dare una forma visiva al discorso introdotto – in totale controtendenza - alla fine degli anni ’60 da Deleuze che ha ragionato approfonditamente sul concetto di liberazione del pensiero dall’assoggettamento ad una forma immagine predeterminata. L’artista ricerca in questo senso un modo per restituire alla copia una dignità esistenziale, non solo nell’essere il “negativo” di un originale ma l’affermazione di una differenza che esiste. Togliendo alla ripetizione e alla differenza la connotazione di “negativo” e di “altro” rispetto ad un originale, si liberano il pensiero e l’immagine dal dominio dell’identico e si individuano nuovi modi di vivere e di pensare l’infinita pluralità delle differenze.
Emi Guarda - per la mostra all'Aus Galerie, Latina, 2015

“E’ un‘arte seducente quella di Alessandro Reale. Seduce la memoria, con un’indiscussa prorompenza emotiva, e seduce l’impatto visivo tramite la divisione e la successiva unione, perfettamente combaciante, di due elementi concettuali che si traducono in atto creativo dopo aver vissuto nell’immaginifico, cristallizzato, limbo dell’apparenza: la staticità, perdurante nel tempo, ma ad esso subordinata, del soggetto scultoreo ripreso nella sua caducità ma fermato in un momento che ha il sapore dell’eterno e l’estro visionario, l’intervento manuale vero e proprio, l’accostamento fantasioso di campiture cromatiche calde e fredde, che non coprono anzi esaltano, incorniciano, enfatizzano il grigio marmo. Apparenza e apparizione, memoria e rielaborazione sperimentale dunque, tradizione evocativa e innovazione mentale del vero soggetto della poetica artistica di Alessandro Reale : l’Immagine. Un doppio, empirico, binario che si snoda lungo il brillante solco dell’Arte.”
Francesca Piovan - dalla presentazione della mostra "L'Immagine Apparente" - Latina, Ottobre 2013.


Il fulcro su cui si sviluppa il lavoro di Alessandro Reale è quello dell'utilizzo dei media e delle espressioni visive della società contemporanea come contenitori di stimoli sensoriali e soprattutto visivi: icone o fotogrammi di simboli e luoghi consacrati ad un tempo infinito, dove attraverso una più profonda analisi dei dipinti si scorge il “tempo interiore e finito” dell’animo dell’autore. Un’attesa quasi surreale, consapevole di una ricerca ossessiva della trasformazione del passato a presente, del presente a futuro, e del futuro a eterno. Un pensiero capace di rinnovarsi infinitamente trasformando così il tempo interiore e finito in un sogno che continuamente si rigenera e si evolve di una immagine visiva che percorre velocissimamente passato presente e futuro, quasi a voler immobilizzare e fissare sulla tela la miriade di immagini che la nostra contemporaneità ci impone con ritmo serrato e incessante. Richiamando alla mente il Futurismo Rivisitato dove Schifano fotografa, ingigantisce con la tecnica del proiettore e rielabora e replica la famosa foto del gruppo futurista scattata a Parigi nel 1912, va intuito come per Schifano sia stata proprio la foto ad attrarre e ad interessare: " non è stato il Futurismo ad affascinarmi, ma la fotografia!". Anche per Reale la fotografia ha un aspetto determinante ma non prioritario come per Schifano, difatti l’apporto fotografico di Reale si colloca in un contesto illustrativo attuale quasi a rendere la tela un monitor nel quale l’immagine “Icona“ si intravede nel colore e nel gesto pittorico che restano parte principale e fondamentale dell’opera. Reale contrappone storia e contemporaneo, sogno e realtà, passato e futuro con un linguaggio proprio ed unico. Nei suoi lavori è capace di immobilizzare il fruitore ad una riflessione volta a fermare il tempo fisico odierno che non concede quasi mai una tregua, una pausa, in una società dove “l’uomo” non ha più tempo per pensare.
Antonio Fontana - dalla presentazione della mostra "Artificialia" - Latina, Dicembre 2010.


Nelle opere di Alessandro Reale l'apparente dicotomia tra nuovi Media come la fotocamera digitale, il cinema, e la classica pittura ad olio, si dissolve con una sapienza ed un nitore assoluto. Spesso le immagini, catturate dall'artista in luoghi fortemente simbolici - come il cimitero monumentale del Verano - sono già esse stesse "un fatto artistico". Diventano però, grazie all'opera di decontestualizzazione e rivisitazione, un tramite, un pre-testo. Anticipano e ci conducono verso il vero e più segreto racconto, che non può risolversi solo in superficie, ma richiede un'indagine più profonda e vuole esser letto con l'occhio dello spirito.
Vincenzo Scozzarella - dalla presentazione della mostra "Mad 2008" - Latina, Febbraio 2008.


Una riflessione acuta e profonda sul tempo è la chiave di lettura del lavoro di Alessandro Reale. Un tempo stravolto dalle potenzialità dei media, allungato, accorciato, compenetrante, senza prima né dopo. L'hic et nunc è un concetto che non può più essere compreso, né accettato. Un tempo unico, immanente e trascendente insieme, un "tempo fermo ad aspettare niente" come scrive l'artista, che ne prende (angosciosamente?) atto. Un tempo che non spaventa perché non scorre, è eterno, illimitato, sconfinato. Un tempo sospeso - scrive Alessandro - tra "passati che non tornano e futuri che non vengono". Un tempo che non ha morte, e forse non ha nemmeno vita, se per vita intendiamo quel momento compreso tra nascita e morte. La realtà diventa in ogni suo aspetto nient'altro che manifestazione evidente, compenetrante, di energie che, sole, costituiscono essenza dell'esistenza. Un'esistenza fluida, impalpabile, evanescente, inafferrabile ma visibile, invadente e invasiva, come quella delle immagini televisive e multimediali. In questo mondo i corpi non servono più: i luoghi, le persone, le cose, si raggiungono ma senza il corpo, gravoso fardello in un mondo senza peso. Senza il corpo indifferentemente si 'vola' nel futuro, si 'torna' nel passato, si 'vaga' nel presente. Come in un processo di atrofizzazione dell'inutile, il corpo allora diventa fantasma di se stesso, ombra colorata, larva esistenziale, energia allo stato puro. Niente più uomini ma flussi di esistenze, coscienze mediatiche che hanno rinunciato alla fisicità per essere trasmesse, diffuse, sparse senza limite in un universo senza confini.
Silvia Sfrecola - dal catalogo della mostra “Littoria poi Latina - Contemporanea 1945/2003” - Latina, Marzo 2003.


Alessandro Reale propone immagini connotate da un intrinseco dualismo. Da un lato vi è una visione estremamente contemporanea, fredda e visionaria, fatta di vedute di architetture urbane e post-industriali, dall'altra abbiamo un continuo riferimento alla storia dell'arte, con vari elementi che costituiscono la tipica iconografia dell'arte manierista e barocca. Reale campiona immagini fotografiche e le elabora ora pittoricamente, ora digitalmente. Come egli stesso dichiara, siamo nell'epoca di internet dove le immagini sono "Low-Fi", a bassa definizione. Ecco che l'autore introduce a questa condizione estetica un classicismo dove "l'arte bella", elevata ed aulica, si contrappone all'immaginario massmediologico dei nostri tempi. Infatti, a tal proposito, Reale scrive: "In questo contesto l'immagine fotografica rappresenta un veicolo informativo di un 'classicismo' resistente al sopravvenire dell'immagine digitale, un veicolo informativo dei nuovi media che creano un processo comunicativo all'apparenza brutalizzato: lo sforzo di mandare su internet piccole immagini a bassa definizione quando l'alta definizione del "classico" medium fotografico vince in qualità ma perde il confronto sull'ampiezza dell'abbraccio informativo". Scorci urbani di metropoli decadenti, visioni febbrili - a tratti surreali - di un immaginario alla "Blade Runner", vedute di stazioni dei treni, della metropolitana, binari, spazi di archeologia post-industriale: a tutte queste istanze rappresentative vengono contrapposte atmosfere e soggetti dell'arte rinascimentale, manierista, barocca; madonne, putti, cherubini abitano gli ambienti inquietanti dei lavori di Reale, in scenari improbabili dalle atmosfere che vanno da Tintoretto a Fritz Lang, da El Greco a Philip Dick, passando per Balla, Boccioni, De Chirico e Kiefer. Reale dunque unisce sacro e profano, analogico e digitale, storia e contemporaneità, eternità e caducità, in opere suggestive, dense di pathos: un vero e proprio viaggio di andata/ritorno nell'essenza pura dell'arte.
Dario Salani - dalle note critiche sul sito www.edimedia.com

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